Un primo sguardo e sembra identica a quella supercar che già conosci. Poi, guardandola attentamente, iniziano a spuntare i dettagli più nascosti, quelli necessari per guadagnare i decimi di secondo, in un processo di affinamento ed evoluzione che ha portato la gloriosa Zonda a quest’ultimo step prima della “pensione”. C’è già la Pagani Huayra pronta a ricevere il testimone, ma la Pagani Zonda R Evo può puntare a un obiettivo prestigioso: migliorare il record sul giro al Nurburgring (che già le appartiene con il tempo di 6′47″).
I cavalli sono più o meno quelli di sempre, 771 tirati fuori dal motore dodici cilindri a V di 6 litri, sviluppato sulla base di un propulsore Amg. L’accelerazione da zero a cento scende fino a 2″7, ma non sono i freddi numeri, i centesimi nell’accelerazione, né la velocità massima a fare la differenza quando cerchi la prestazione assoluta in pista.
Dove intervenire quindi per far meglio di sé stessa? La Pagani Zonda R Evo cambia veste aerodinamica. Per accorgersene serve la lente d’ingrandimento, visto che si tratta di appendici sparse un po’ su tutta la vettura. Altri cambiamenti nel comparto sospensioni, modifiche invisibili, che per scoprirle devi guidarla, la Zonda R Evo.
Il frontale della Evo si riconosce immediatamente per le enormi prese d’aria dei freni, poste alla base dello splitter in carbonio e protese in avanti. Sul bordo alto del muso sono state installate delle ali che si estendono fino ai lati, davanti alle ruote anteriori: garantiscono il carico aerodinamico extra sull’avantreno, per una guidabilità e inserimento in curva ancor superiori.
La fiancata è invariata se ci si concentra alla zona del cockpit. Ma in realtà un’importante novità c’è eccome: la presa d’aria dinamica, lo snorkel posto sul tetto, è stata collegata con una pinna longitudinale in perfetto stile Le Mans all’alettone posteriore. Soluzione in voga fino a qualche stagione fa anche in Formula 1, prima che venisse bandita: incanala al meglio i flussi verso l’ala. Infine, una modifica anche alle paratie laterali dell’alettone, ampliate rispetto alla Zonda R, mentre il profilo superiore è meno inclinato rispetto alla R. Alla base dei supporti verticali, infine, è stato inserito un altro profilo dalle dimensioni ridotte, per dare ancor più carico aerodinamico.
Adesso non resta che attendere la notizia del nuovo record sul giro al Nurburgring.
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